Trend
Il futuro degli spot pubblicitari: 5 trend per il 2026
Il formato da 30 secondi esiste ancora, ma accanto a lui sono arrivate molte altre cose. Vediamo cosa sta cambiando.

Passo le giornate a girare spot e a guardare come il mercato cambia sotto i piedi. Questi sono i cinque spostamenti che nel 2026 vedo fare la differenza tra un brand ricordato e uno scrollato.
1. L'AI generativa entra in pre-produzione
Nel 2026 l'AI velocizza il lavoro del regista: storyboard pronti in pochi minuti, sopralluoghi virtuali, moodboard che si aggiornano durante il briefing. Il risparmio è soprattutto logistico, e chi la usa bene ha più tempo per pensare.
2. Micro-formati: meno è (finalmente) di più
Il formato dominante non è più il 30 secondi televisivo. Sono i 6–15 secondi che funzionano in feed verticalizzati. Ma "corto" non vuol dire "facile": la densità narrativa richiesta da un formato breve è più alta, non più bassa. Servono idee che funzionano in un battito di ciglia.
3. Autenticità radicale
Il pubblico si è stancato delle immagini troppo patinate. Preferisce persone reali con reazioni reali a un attore che finge di usare un prodotto. Il trend è quello di un'immagine sincera, sostenuta da una produzione che la valorizza.
4. Il brand come piattaforma di contenuto
Gli spot non sono più interruzioni. I brand più intelligenti stanno diventando editori: producono serie, formati ricorrenti, contenuti che il pubblico cerca attivamente. Lo spot diventa un episodio, non un'intrusione.
5. Produzione ibrida: live + post intelligente
Il confine tra produzione e post-produzione si assottiglia. Si gira dal vivo su set reali, e la finitura (colore, piccoli VFX, adattamento dei formati) usa strumenti che riducono i tempi lasciando il controllo creativo a chi dirige.
Cosa significa per chi produce
Significa che il valore non è più nella capacità tecnica isolata. È nella visione: sapere cosa raccontare, a chi, in che formato. La tecnologia è un moltiplicatore, ma solo se dietro c'è una direzione chiara. Altrimenti moltiplica il vuoto. È lo stesso principio che applichiamo quando giriamo uno spot pubblicitario: prima l'idea, poi lo strumento.